Hammamet

Hammamet ★★½

"A modo mio, avrei bisogno di carezze anch'io, avrei bisogno di pregare Dio, ma la mia vita non la cambierò mai, mai, a modo mio, quello che sono L'ho voluto io" - Lucio Dalla

Poteva essere un film su Craxi, invece è un film intimista su un vecchietto diabetico, istrionico, deluso dalla vita e depresso. Poco a vedere rispetto al personaggio scomodo, gigante dell'agone politico italiano negli anni 80, sul quale i tempi erano maturi per un'indagine seria e d'inchiesta.
Amelio sceglie la poesia della fine, l'analisi dell'uomo (più che del politico) tant'è che avrebbe potuto fare un film sugli ultimi giorni di Napoleone a Sant'Elena e il risultato sarebbe stato simile. (Nell'intero film non si dice mai che si sta parlando di "Bettino Craxi", che infatti non appare tale neanche nei titoli di coda, accreditato come "Il Presidente").
Film ben girato, con una fotografia trasparente, chiara e cristallina, che contrasta con le ombre del suo protagonista. Ombre che però non sono trattate con il giusto mordente, ma affidate solo ai monologhi di un Favino eccellente.
Inutile soffermarsi sulla somiglianza fisica dovuta all'eccellente trucco e parrucco, ma un plauso va al metodo di Favino, che con la sola voce e i micromovimenti di viso e corpo riesce a far rivivere quasi documentaristicamente Craxi.