Il cielo in una stanza

Il cielo in una stanza ★★★

26 ottobre 2017, serata di inaugurazione della festa del cinema di Roma, galleria Sala Sinopoli, proiezione di Hostiles. "Accreditati primo settore centrale, ultime due file": per me era la prima volta. Due file davanti c'è il cappello di Marina Ripa di Meana, qualche fila dietro Alba Parietti, Enrica Bonaccorti e Valeria Marini: un circo lontano dal cinema, ma che in queste occasioni crea il cortocircuito perturbante e affascinante dell'intorno grottesco. Poi, tra tanta gente un po' così, esattamente la fila davanti a me si siede un signore che mi pare un miracolo: un mito finalmente tangibile, l'inventore della nostalgia (insieme al fratello), lui respira la mia stessa aria, anzi sono io che respiro la sua stessa aria. Poche parole prima del film, il mio imbarazzo, le sue nenie d'augurio, la sua mano così dolce, la sua presa così stretta. Ecco, il privilegio di quella sera veniva nove mesi prima del suo addio al mondo, un mondo che aveva saputo raccontare e indagare come pochi. Con certi alti clamorosi e certi bassi bassissimi (cambiano i tempi, i produttori, gli obblighi...), i fratelli Vanzina hanno spaziato tra tutti i generi possibili: la commedia pura al sapore di mare (capolavoro assoluto insieme alle Finte Bionde), il cinema civile delle tre colonne in cronaca, il thriller senza niente sotto il vestito, il film in costume, l'onirismo fantastico di questo cielo in una stanza che è scontro generazionale passatista ma fiducioso (nulla cambia, solo i contesti: banali e stupendi, questo siamo). E ogni volta, ricordo quel momento, quella sera, quello sguardo, quel pensiero: lui lo sapeva che era la sua ultima volta là, i giorni erano già contati ma lui sorrideva al grande schermo che lo aveva accolto da sempre, al pubblico che aveva raccontato come nessuno. Carlo Vanzina era l'uomo più gentile del mondo, uno dei miei ricordi migliori: pochi attimi, eppure.

Giovanni Chessari liked this review