Kinetta

Kinetta ★★★★

“Kinetta” segna il vero inizio della poetica di Lanthimos, contraddistinta da una fredda ed apatica analisa sull’uomo non priva di elemento grotteschi . – Avete presente in “The Killing of a Sacred Deer” l’inquietante gioco erotico del personaggio di Nicole Kidman che si fingeva senza vita in camera da letto per il proprio maritino? Ecco quell’idea proviene proprio da “Kinetta”, storia di una ragazza che di professione svolge la cameriera d’hotel ma, approffittando dell’assenza di clienti nella stagione invernale, si trova un secondo lavoretto in cui deve inscenare la morte di alcune ragazze, realmente decedute, per aiutare nelle indagini un poliziotto ed un fotografo. La ragazza prenderà talmente tanto sul serio il suo ruolo che farà numerose prove di strangolamenti anche nel privato, manifestando una sorta di autolesionismo atto ad indicare probabilmente una volontà suicida. Kinetta è una località turistica greca che d’inverno diventa luogo di solitudine e malinconia, una location che rende a pieno il mood di insoddisfazione provate dalle vite dei protagonisti, alla continua ricerca di un senso d’esistere che si interromperà nel momento in cui la primavera ritornerà, insieme ai primi caotici turisti. La cameriera desidera una vita al di fuori delle mura del suo hotel, il poliziotto si abbassa al desiderio materiale del possedere un autovettura nuova (ma dovrà accontentarsi delle sue corse sulle piste da go-kart), ed il fotografo della città è alla ricerca morbosa di scatti perfetti con cui immortalare la ragazza di cui è assefuatto .
Yorgos dirige un film volutamente grezzo ed imperfetto nell’aspetto; i continui e fastidiosi movimenti nelle riprese stabiliscono il continuo stato di oscillazione delle vite dei protagonisti; la camera mette a fuoco solo i dettagli di ogni scena, compiendo così una frammentazione attua a definire la narrazione attraverso i particolari, scavando nell’intimità dei personaggi. Lanthimos scruta il senso di disagio dell’infelicità dell’uomo e lo fa come un pittore che si appresta a ridipingere l’ “Ofelia” di Everett Milais, però con una desaturazione netta sui colori e con pennellate scosse in cui è possibile riconoscere degli elementi solo guardando il quadro da vicino. “Kinetta” non è un film per tutti, la narrazione scomposta e silenziosa (i pochissimi dialoghi scandiscono la ricostruzione della scena del crimine) in cui non è dato conoscere i nomi dei personaggi (una non-appertenenza che evidenzia ancor più la loro difficoltà a definirsi come individui) rende ostica la visione per chi non è appassionato del cinema d’essai. Per chi lo è, invece, consiglio di recuperarlo il prima possibile per poter scoprire le radici della carriera di un Autore ormai affermato che non smetterà mai di stupire.

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